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Visitare Viterbo in un giorno

Vi sono tanti ottimi motivi per scegliere di visitare Viterbo. In un giorno è possibile visitare gran parte delle bellezze cittadine

 

Visitare Viterbo in un giorno – Molti decidono di trascorrere il loro soggiorno nel cuore di Viterbo per poterne apprezzare la straordinaria offerta artistica e culturale.

Lungo le mura è stata scritta la storia della città dagli assedi dei Barbarossa fino alle campagne garibaldine del Risorgimento.

Agli ingressi venivano accolti in modo solenne pontefici, imperatori, principi che giungevano in visita a Viterbo o vi sostavano nei loro viaggi per Roma.
Il nostro breve breve percorso inizia proprio da qui, visto che l’ attuale cinta segue il perimetro originario con pochi successivi rifacimenti.

Esse esprimono ancora oggi tutta la potenza della città conservandone allo stesso tempo l’ aspetto antico in ogni strada, ogni piazza, ogni singola pietra che raccontano la storia millenaria di Viterbo.

Nel visitare il centro storico di Viterbo, abbiamo scelto i 5 migliori luoghi che sicuramente meritano una visita all’interno delle Mura del capoluogo della Tuscia.

 

Viterbo e i suoi quartieri medievali

Il quartiere medievale di S. Pellegrino, ad esempio, è rimasto pressoché intatto dal XIII secolo ad oggi. Rappresenta un interessante esempio delle tipologie edilizie caratterizzanti il tessuto urbano della città di Viterbo tra l’XI e il XIII secolo.

Le case, costruite sul tufo, sono nella maggior parte prive di fondazioni, con il piano terra scavato nella roccia e coperto da una volta a botte ad arco ribassato.

L’accesso alle case era spesso possibile non dalle strade principali, chiamato richiastro, su cui si aprivano spesso più abitazioni. Ma il tessuto edilizio appare caratterizzato principalmente dalle case con scala esterna, detta “profferlo”, diffusesi a partire dal XIII fino a tutto il XVI secolo.

Il quartiere di Piano Scarano nasce da un insediamento ricordato dalle fonti altomedievali come Vicus Squaranus. Tale borgo sorse con molta probabilità sul punto più alto del colle, per poi espandersi lentamente verso la città.

Oggi nel quartiere si posso ancora osservare torri, case in pietra ad archo ribassato, portici risalenti al XIII secolo.

 

Viterbo e le sue Torrri

Le Torri sono ancora oggi uno degli elementi architettonici che più contraddistinguono dal punto di vista urbanistico la città di Viterbo.

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Nelle 40 che ancora oggi si conservano in città è possibile riconoscere una serie di caratteristiche comuni che si sono mantenute nonostante i numerosi restauri succedutisi nel corso dei secoli.

In particolare, la maggior parte di esse presenta una forma quadrangolare, lo stesso spessore dei muri e identica articolazione interna, come l’ utilizzo della stessa pietra e la messa in opera a filari paralleli.

La torre del Borgognone a piazza del Gesù è forse l’esempio più rappresentativo di tale tipologia costruttiva.

Prende il nome da un console del 1218, è nota soprattutto perché alla sua base viene riportata la lunghezza del piede di Messer Angelo Borgognone, che fu utilizzata come misura lineare del Comune.

Una storia particolare è quella legata alla Torre di Malta: le cronache narrano della costruzione di una prigione chiamata “La Malta” e realizzata nella torre posta al di sopra delle case dette degli Almadiani.

In essa il Pontefice fece deportare i prigionieri chiusi in tutte le terre dello stato Pontificio.

 

La Torre di Messere Braimando sul colle di San Lorenzo, l’unica rimasta in piedi dopo la distruzione del castrum avvenuta nel 1244, ha una forma rettangolare e uno spessore della muratura abbastanza modesto.

Questa torre rappresenta una chiara evoluzione nella tipologia della torre, che da semplice struttura difensiva si trasforma in abitazione, dotata non solo di ambienti più ampi, ma anche di una maggiore attenzione ai particolari architettonici, che appaiono ad esempio nelle due finestre bifore aperte su via S. Antonio e sul Ponte di S. Lorenzo.

Le stesse identiche caratteristiche sono state riscontrate nella Torre del Palazzo degli Alessandrini.

Viterbo e i suoi Palazzi

L’architettura privata viterbese ne Medioevo e la sua evoluzione vengono degnamente rappresentate dai palazzi signorili costruiti tra il XIII e il XV secolo. Tali edifici riprendono solitamente caratteristiche architettoniche già presenti nel tessuto cittadino, rielaborando gli aspetti stilistici principali. Un chiaro esempio è Palazzo Poscia.

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Realizzato nel XIV secolo, è uno dei più importanti esempi dell’ evoluzione del profferlo, legato al nome di una delle ultimi potenti famiglie della città.

Il profferlo s’imposta su un mezzo arco rampante con il ballatoio e parte del parapetto in muratura; interamente decorato con un intaglio profondo e ornato da un fregio a punta di diamante, sottolinea ulteriormente l’opera di maestranze locali in grado di realizzare decorazioni originali ed innovative. 

Nella seconda metà del XV secolo per volere di Carlo Caetani, fu costruito Palazzo Chigi. Tale edificio, più tardo rispetto ai precedenti ed edificato in un’area da tempo occupata dai magazzini di facoltosi mercanti toscani, si inserisce perfettamente in un contesto urbano più antico senza abbandonare forme architettoniche proprie del Rinascimento ed espresse soprattutto nella realizzazione della facciata.

Il cortile interno, invece, caratterizzato da un colonnato su due livelli, richiama inevitabilmente lo stile Rinascimentale.

Viterbo e le sue Fontane

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Una delle caratteristiche principali del profilo urbano delle città di Viterbo è rappresentato dalle numerose fontane che a partire dall’XI secolo s’inseriscono nell’ assetto architettonico delle migliori piazze.

Le più antiche conservano ancora la tipica forma a “fuso” posta al centro della vasca che si compone di una colonna il più delle volte liscia e di una parte superiore di forma tronco-conica in cui solitamente si ripropone il tema delle protomi leonine, dalle quali sgorga l’acqua.

È il caso della fontana della Morte, situata nell’omonima piazza e databile attorno alla seconda metà del ‘200.

La più famosa è sicuramente Fontana Grande tra quelle inserite nel tessuto della città.

La sua realizzazione venne affidata ai maestri scalpellini Pietro e Bertoldo di Giovanni, i cui nomi sono riportati nell’ epigrafe posta nella vasca inferiore della fonte.

La struttura a croce greca della vasca inferiore è frutto di una serie di rimaneggiamenti che si sono susseguiti nel corso dei secoli a cominciare dal 1279 fino al 1827 quando vennero inserite le piramidi poste nella parte inferiore della struttura.

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